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Giugno 2005 pubblicazione di “Cu T’inghitau?Libro della saggezza e delle malizia siciliane”, ritorno di Grasso alla paramiologia con una scelta di trecento e più proverbi commentati.

Da La Sicilia del 20 luglio 2005: “Chi ti ha stuzzicato? Oppure, chi ti ha provocato? Che è soltanto un felice appiglio per scendere dentro quel pozzo senza fondo costituito dall’antica saggezza popolare, la quale non conosce limite per il passato. Lo dico da romagnolo anche dialettofono, sapendo che la saggezza romagnola ha radici profondissime ed è legata a nomi illustri della letteratura in lingua e in dialetto. Ma è difficile stare alla pari col patrimonio di saggezza siciliana, quale per di più ha avuto la capacità e la pazienza di raccogliere Mario Grasso che col libro Cu t’inghitau? ha raccolto detti, motti, proverbi che hanno lunga vita e mostrano ben più della cosiddetta saggezza popolare: mostrano anche assai più dei classici della più nota narrativa siciliana, l’intelligenza, la dinamicità e la capacità di aderire al reale, per la quale non sapremmo trovare confronti. Grasso commenta i singoli detti popolari, li commenta con rigorosa adesione. Si tocca così la realtà vera di questo libro che diremmo senza confini nell’immenso territorio tra uomini e parola, saggezza e letteratura, forse ogni regione o dialetto possiede il suo libro dei proverbi ma la Sicilia per tanti aspetti è unica come è unico Mario Grasso, diligente e inventivo, sapiente conoscitore della psicologia e delle realtà siciliane. Ma c’è dell’altro nelle fitte pagine di Cu t’inghitau, c’è soprattutto la sua originalità di indagine e rappresentazione, nutrita del senso della vita (quali altre parole trovare?), del senso del narrare e dello spiegare, e dello spirito con cui viene mostrata la realtà che il motto o il proverbio o la massima mettono in luce. Non si tratta solso di proverbi e della loro storica e umana profondità o verità: si tratta soprattutto dell’animo che Mario Grasso vi mette dentro, il bisogno di misurarsi come uomo e autore con una realtà forte e in apparenza immutabile, ma discutibile sempre. Ma chi conosce la precedente letteratura di Mario Grasso non si meraviglia di questo, e trova preziosa conferma di quanto sapeva con in più la consapevolezza del valore e della utilità di un libro come questo (…)”. Claudio Marabini


Da Repubblica del 16 maggio 2006: “Con il detto Cu t’inghitau? e con le sue molteplici chiavi esplicative, Mario Grasso, fine indagatore di malizie e saggezze popolari siciliane, apre il suo libro. Un motto, quello scelto per titolare il testo, che rivela le intime motivazioni che hanno spinto l’autore all’analisi minuziosa di frasi di uso comune delle quali si sono perse di vista le origini,

Cu t’inghitau? Come a dire: chi ti ha provocato? Chi ti ha reso inquieto e ansioso? Chi ti ha stuzzicato? Chi ha incendiato i tuoi pensieri? Chi ti ha stimolato a guardare dove per tuo istinto o iniziativa non avresti indirizzato lo sguardo? Cu t’inghitau Mario Grasso ad avviare una così minuziosa indagine degli insegnamenti tramandati con spontanea sapienza dai nostri avi? Non lo sappiamo, ma sappiamo che le sue divertenti quanto argute pagine inghiteranno il lettore e lo instraderanno verso agili acrobazie del pensiero.

Molti dei detti e dei proverbi scelti da Grasso per questa edizione trovano una collocazione per la prima volta, dalla seconda metà del Settecento, come documento edito”. Alessandra Muschella