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Nel settembre 1991 viene pubblicato il romanzo Fine dell’adolescenza (pagg, 190), vicenda immaginaria di un docente di materie letteraria che si sposta quotidianamente tra Catania, dove risiede, e Bronte, dove insegna in un liceo. Il professore viaggia con la Circum-Etnea, il trenino su ferrovia a scartamento ridotto. Sulle vetture di questo trenino si svolge l’intera trama del romanzo, nel quale viene, come su un diario, annotato lo svilupparsi di una storia d’amore, più mugugnata che concreta, tra il professore e una sua collega. Ma anche stavolta è preponderante la metafora che rinvia alla indecifrabilità del significato della vita. Un saggio di Sebastiano Addamo su questo romanzo reca per titolo “Il trenino del nulla”, a conferma della metafora di cui si diceva prima.


Da La Sicilia del 26 marzo 1992; “(…) In Fine dell’adolescenza, predominante è il simbolo del cerchio. Si sa che esso è simbolo astronomico, mistico, alchemico è pure allegoria rinascimentale dell’uomo nello sforzo di andare verso Dio. Credo che Mario Grasso abbia avuto in mente alcuni di tali significati nel modo di guardare la Circumetnea, la ferrovia che da Catania, attraverso i paesi dell’Etna, compie un ampio giro fino a Riposto, circum, tuttavia, significando ‘in cerchio, non cerchio’ e diventa metafora dell’esistenza con i suoi giri e le sue deviazioni che possono essere unificati sotto il termine di destino o di condizione. Il cerchio non ha principio e fine, e metaforicamente può consistere nella ripetitività e nella monotonia di un treno che giorno per giorno tocca gli stessi paesi attraversa le stesse zone e può essere la monotonia e la ripetitività di un’esistenza quotidiana costretta a compiere gli stessi atti, seguire le medesime regole, ubbidire alle medesime norme, la soffocante situazione di chi sente smorire la vitale ansietà e prospettiva di vita, perduto in un lavoro a cui fra l’altro non crede più (…) Solo l’ironia può salvarci nell’attesa, riflette a un certo punto il protagonista del romanzo. L’attesa è quella nelle stazioni, ma assume il senso della vita, il senso dell’attesa e delle speranze, insomma di una vita ‘altra’. In questo caso l’ironia vale come l’aspetto dell’impossibile (…) È Fine dell’adolescenza, un esempio di scrittura razionale intrisa di nostalgia, di ironia, di asprezza, ma dove la Sicilia emerge solare e diversa, formicolante di vita come l’Etna, le cui pendici il protagonista guarda ogni mattino uscendo di casa, questa sorta di nume che per la Sicilia orientale è fonte di benessere, di tragedie (…)”. Sebastiano Addamo


Da Arrivederci a Sortino, ottobre 1999: “(…) Concreta figura, dunque, questa della donna in Fine dell’adolescenza. Sebbene appassita, negli anni; e ormai pienamente rivelata per quanto ancora lambita da un’ombra incomprensibile. Ma volgendo indietro il nostro sguardo riscopriamo come nel rosario dei capitoli intorno a lei molte similitudini si addensino e metafore. È stata dapprima ‘procellaria dispersa’ e ‘allodola con ali spiegate in delicatissime evoluzioni’; quindi, ‘polena staccata dalla sua nave’ e ‘maledetta sirena’; e ancora: ‘fantasma’ e ‘desiderio che esce dalla cogitazione per farsi vita’. Fin qui mantenendosi, il narratore, nell’ambito delle allegorie naturali; ma più avanti si eccede tale misura e si trovano – per la donna – altre più congrue, in senso letterario, analogie. Lei diventa, così, Dulcinea, ‘quella autentica: lercia, sboccata e ammartuffata’. O, in una veste più santa e più crudele, la biblica Giuditta: ‘ora mi somigli alla statua di Giuditta che reca dai capelli il capo mozzo di Oloferne’ (…)”. Giuseppe Bella


Bibliografia della critica per Fine dell’adolescenza
  • Sebastiano Addamo, Il trenino del nulla, La Sicilia, 26/93/1992.
  • Antonio Ortoleva, Per Fine dell’Adolescenza, Giornale di Sicilia, 10/08/1992.
  • Carmelo Depetro, Fine dell’adolescenza, Sport Ibleo, febbraio 1994.
  • Micaela Sposito, Quel trenino sull’Etna, il senso della vita potrebbe star tutto lì, Giornale di Sicilia, 08/01/1998.